Sotto il cielo di Roma su Rai1 il 31 Ottobre e 1° Novembre 2010

Sotto il cielo di Roma ripercorre la storia dei lunghi mesi della guerra a Roma, dai bombardamenti di San Lorenzo al rastrellamento del ghetto fino al mancato sequestro da parte dei nazisti di Papa Pacelli.
Il film in due puntate di 100 minuti ciascuna, coprodotto da Rai Fiction- Lux Vide- Eos Entertainment – Tellux- Bayerischer Rundfunk- Rai Trade, in onda domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre in prima serata su Rai 1, nasce da un soggetto di Fabrizio Bettelli che, con Francesco Arlanch, ne ha curato anche la sceneggiatura. Uno straordinario James Cromwell nel ruolo di Pio XII con Alessandra Mastronardi (Miriam), Marco Foschi (Davide) e Ettore Bassi (Marco). La regia è affidata al regista canadese Christian Duguay che ha già  diretto per la Rai Sant’Agostino e Coco Chanel. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 era finita la guerra ma stava per cominciarne un’altra. Roma è nelle mani dei tedeschi, il Re d’Italia s’è dato alla fuga e solo lo Stato Vaticano riesce a mantenere la sua neutralità . Papa Pio XII resta l’unico punto di riferimento per i romani, il più temibile per i tedeschi, Hitler non può tollerarlo. Per questo scatta un piano segreto per rapire il Papa che venutone a conoscenza rifiuta con forza l’idea della fuga. Il suo posto è a Roma dove rimane per salvare la città  e i suoi abitanti, usando tutti gli strumenti a sua disposizione, dalla diplomazia alle risorse materiali. Roma è un atroce teatro di scontri, gruppi di soldati e civili cercano vanamente di opporsi alle truppe della Germania nazista, e lasciano sul campo circa 1300 morti.
Nonostante gli sforzi, Pio XII (James Cromwell) non riesce ad impedire il rastrellamento del Ghetto: è il 16 ottobre 1943, le SS portano a compimento una violenta e improvvisa razzia, vengono deportate ad Auschwitz oltre mille persone, ne torneranno quindici. Il Papa usa tutti i mezzi possibili per garantire al Vaticano l’inviolabilità  extraterritoriale di tutte le istituzioni ecclesiastiche, chiese, conventi, seminari, dove sono rifugiati moltissimi ebrei. Alla fine della guerra saranno oltre 10.000 quelli salvati nelle chiese di Roma.
Sullo sfondo dei combattimenti nasce l’amicizia tra il giovane partigiano Marco (Ettore Bassi) e Davide (Marco Foschi) ,un ragazzo ebreo che vive di espedienti. Davide e’ innamorato di una ragazza del ghetto, Miriam.
La storia dei tre giovanissimi è il filo conduttore dei drammi che si consumano quotidianamente nella città  assediata. Davide e Miriam, scampati miracolosamente alle razzie naziste, si ritrovano in uno dei conventi, messi a disposizione dalla Chiesa, e scoprono di amarsi. Anche Marco, studente amico di Davide e compagno di scuola di Miriam, si ritrova in convento. I tre giovani, quando i nazisti irrompono nel convento, riescono ancora una volta a salvarsi indossando abiti religiosi. Marco, però, dopo l’attentato di Via Rasella, che porterà  alla rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine, si unisce ai partigiani e resta ucciso. I tedeschi sono in ritirata e mentre le truppe americane entrano a Roma Davide e Miriam si sposano col rito ebraico

NOTE DI SCENEGGIATURA

Sotto il cielo di Roma affronta in modo piuttosto diretto un argomento, ed un personaggio, che hanno trovato larga eco nella pubblicistica degli ultimi tempi. Pio XII, la sua figura pastorale di Papa e di vescovo di Roma, sono esaminati nel periodo dell’occupazione nazista della Capitale, in quella contingenza tragica contrassegnata soprattutto dalla drammatica ed esiziale deportazione di più di mille ebrei romani.
Non si poteva scrivere di Pio XII sfuggendo a questo snodo capitale della sua biografia, o eludendolo. Era sensato, invece, affrontarlo di petto, facendone occasione di racconto e di riflessione.
Ma questo è stato come scrivere nella tempesta. A ondate successive, cicliche, durante la stesura la polemica è montata, le opinioni si sono fronteggiate nel dibattito quotidiano, spesso sono diventate atti politici o diplomatici dei governi, avendo quasi sempre al centro Pio XII, il suo operato, le sue omissioni, vere o presunte.
Il nostro scopo era scrivere un racconto, e non formulare un giudizio storico. Non ne avevamo né la competenza né la missione. D’altra parte, affrontare i dati storici era inevitabile e necessario.
Abbiamo lavorato come sempre si lavora in questi casi, documentandoci e lasciando maturare in noi stessi non una convinzione, quanto un’impressione. La consuetudine coi personaggi e con le vicende ha prodotto una sensibilità , generica quanto può esserlo il semplice buon senso, ma affatto casuale, e decisamente coinvolta. E’ attraverso di essa che lentamente abbiamo cercato di mettere in forma il racconto.
Un processo tutt’altro che scientifico, come si vede. Ma alla luce di quella sorta di buon senso, ad esempio, subito ci è parsa destituita di fondamento la cosiddetta leggenda nera di Pio XII, una delle vulgate più diffuse sul suo operato, che lo vede complice dei nazisti, e indifferente allo svolgersi del dramma degli ebrei. Lentamente, si dispiegava sotto i nostri occhi l’enorme complessità  degli avvenimenti, e del contesto: un’Europa giardino di casa dei nazisti. Un Papa fra i pochissimi capi di stato ancora in possesso delle sue prerogative, ma insediato al centro di un territorio militarmente occupato.
Una potenza, quella tedesca, al tracollo, e perciò più scomposta nella sua ferocia, e capace di colpi di coda micidiali.
E poi Pacelli: un Pontefice di formazione ottocentesca e di estrazione diplomatica, alle prese con il più grande dramma del Novecento, e con scelte che nulla di diplomatico avevano, ma decidevano, all’istante, della vita o della morte di migliaia di persone.
Possiamo dire che se un’accortezza storica, da parte nostra, c’è stata, essa è consistita nel cercare di restituire almeno in parte l’enorme complessità  di quel contesto.
Il Papa, la Chiesa, i tedeschi occupanti, e gli ebrei. E’ stato chiaro da subito, infatti, che la condizione per poter mettere in scena Pio XII, era di mettere in scena il loro martirio. E non certo per una questione di equidistanza. Ma perché è quel sequestro di vite umane, quel terribile sbiadirsi di voci, volti e storie, che deve sempre costituire lo sfondo incessante di quel momento storico. Solo avendo chiaro, in modo non rituale, il significato umano di quella razzia, si può iniziare a discutere, o anche solo a rappresentare, gli episodi legati ai mesi dell’occupazione nazista di Roma. E allo stesso tempo, con la stessa forza, dalla stessa radice di orrore, si impone un altro elemento, quello dei salvati.
Nello specifico, dei salvati col consenso e l’iniziativa della Chiesa di Roma: nei conventi, nei seminari, nelle parrocchie. I libri di storia specificano, in una narrazione nella quale i numeri hanno la loro parte, che più di mille ebrei di Roma furono deportati sotto gli occhi del Papa, ma che migliaia se ne salvarono per suo volere.
E oggi ha il sapore di una distinzione capziosa dire che Pio XII ebbe parte passiva in quell’intervento, o non l’ebbe affatto. E’ questo lo scenario: ribollente, inquieto, deformato a tratti da fortissime pressioni ideologiche, e da prospettive falsamente lineari. Complesso, arduo e prematuro, forse, per un deciso giudizio storico. Ma ideale, invece, per chi con cuore sincero e passione si chini su di esso e tenti di raccontarne la storia.
Fabrizio Bettelli
Francesco Arlanch

LE PUNTATE

PRIMA PARTE

Roma, 8 settembre 1943. Dopo l’armistizio con gli Alleati, Roma è territorio occupato dalle truppe tedesche. Solo lo Stato Vaticano mantiene la sua neutralità . Da quando anche il Re d’Italia è fuggito, PIO XII (James Cromwell) è l’unico punto di riferimento per la città . Una scaramuccia tra truppe tedesche e civili dà  il polso di una situazione che può esplodere da un momento all’altro.
Sul teatro degli scontri, nasce l’amicizia tra un giovane partigiano, MARCO (Ettore Bassi) e DAVIDE (Marco Foschi), ragazzo ebreo che vive di espedienti. Davide è innamorato di una ragazza del ghetto di nome MIRIAM (Alessandra Mastronardi) che fa di tutto per scoraggiarlo. La giovane non approva lo stile di vita superficiale ed egoistico di Davide e sembra favorire il partigiano Marco, suo vecchio compagno di studi.
In Vaticano, il Papa si prodiga per risparmiare a Roma gli orrori della guerra e convoca il generale STAHEL, generale capo della piazza militare di Roma. Facendo appello alla sua coscienza cristiana, il Papa trova nel militare tedesco un insperato appoggio.
Ma Stahel è in minoranza nel comando tedesco a Roma. Karl WOLFF, l’ambizioso comandante delle SS in Italia, sta discutendo della cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica” che dovrà  essere applicate anche a Roma. La prima mossa sarà  la richiesta di 50 chili d’oro alla comunità  ebraica, quale prezzo della sua incolumità .
Il Papa stesso ha dato piena disponibilità  a colmare un eventuale disavanzo, ma non ce n’è bisogno. La comunità  raggiunge il peso d’oro richiesto anche grazie ad una misteriosa donazione dell’ultimo momento, di cui Miriam scopre in Davide l’artefice. Colpita da questo gesto di generosità  nascosta, Miriam ammette finalmente il suo amore per Davide.
Ma il pericolo non è sventato, la richiesta d’oro è stato solo un diversivo. All’alba del 16 ottobre le truppe tedesche rastrellano il ghetto. Oltre mille le persone arrestate, tra cui il padre ed il fratellino di Miriam che, invece, si salva miracolosamente proprio come Davide nascostosi fortunosamente ai tedeschi.
Appresa la notizia della retata, il Papa fa pressione su Stahel attraverso Padre Pancrazio Pfeiffer, il quale ottiene la cessazione dei rastrellamenti.
Gli ebrei rastrellati vengono tradotti alla stazione Tiburtina su un treno con destinazione ignota. Miriam si precipita là , ma fa appena in tempo a vedere suo padre allontanarsi per sempre. Intanto, Davide è alla disperata ricerca della sua amata, ma è costretto a desistere e trovare rifugio nel convento del Sacro Cuore, dove ritrova Marco.
Intanto il Papa non nasconde la sua angoscia: si è sempre affidato alla via diplomatica, ma si può scendere a patti con il Male? Pio XII non può fare a meno di ritornare con la mente al dramma dei vescovi olandesi la cui denuncia delle violenze naziste aveva provocato un inasprimento delle persecuzioni. In quella circostanza Pio XII, già  sul punto di far sentire la sua voce, aveva alla fine rinunciato: quale più feroce rappresaglia avrebbe scatenato Berlino, se, invece dei vescovi, fosse stato il Papa a condannare il regime?

SECONDA PARTE

Nei conventi e nelle chiese della capitale i rifugiati sono decine di migliaia e Pio XII in persona predispone che non manchino aiuti e supporto materiale. In Curia qualcuno mormora temendo che sia messa a rischio la neutralità  dello Stato Vaticano stesso, ma Pio XII non sente ragioni e continua nella sua azione facendo nuovamente pressione su Stahel per consolidare l’inviolabilità  extraterritoriale delle istituzioni ecclesiastiche dove, fra gli altri, vi sono rifugiati moltissimi ebrei.
Davide è al sicuro al convento ma non riesce a darsi pace: deve ritrovare Miriam. La ragazza, svuotata di ogni speranza ha trovato impiego in incognito come cameriera presso una villa occupata dai tedeschi.
Intanto al comando tedesco si progetta sempre più concretamente di rapire il Papa e stroncare anche in questo modo tutta la rete di sostegno che ad ebrei e ricercati sta offrendo la Chiesa di Roma
Stahel è l’unico che considera una follia attentare alla libertà  di Pio XII, ma ormai il suo appoggio alla Santa Sede è troppo evidente e il suo trasferimento sul fronte russo conseguenza fatale.
In Vaticano, Monsignor MONTINI (Cesare Bocci), fidato collaboratore del Papa, appreso del rischio che Pio XII possa essere rapito, lo invita a lasciare la città  al più presto, ma il Papa rifiuta categoricamente: il suo posto è Roma.
Con l’aiuto di Marco, Davide riesce a introdursi nella villa tedesca, trovare Miriam, ancora traumatizzata, e condurla via con sé. I tre fanno ritorno al convento, dove, padre Pfeiffer, in vista di un’eventuale irruzione, accetta che anche i civili indossino abiti religiosi.
Quando una squadra di nazifascisti irrompe effettivamente nel convento, Miriam, Davide e Marco, riescono ancora una volta a salvarsi.
Ma poi, mentre gli alleati sono alle porte di Roma ed i tedeschi si preparano a dare battaglia “strada per strada”, Marco fugge dal convento per unirsi ai partigiani dopo aver saputo dell’attentato di via Rasella. Davide si getta alla ricerca dell’amico, ma non riesce ad evitare che venga ucciso dai tedeschi proprio fuori dalle mura del convento. àˆ l’ultimo sussulto di un’occupazione che si avvia alla conclusione sotto la pressione dell’avanzata alleata. Il comando tedesco è in smobilitazione e il generale Wolff si reca dal Papa per pregarlo di trattare una pace separata fra la Germania e le potenze alleate. Il Papa non può che declinare ma, invece, prima di benedirlo chiede a Wolff di risparmiare la città  durante la ritirata. Commosso dal Giudizio Universale della Cappella Sistina, Wolff accoglie in toto le richieste del pontefice.
Mentre Davide e Miriam si sposano secondo il rito ebraico, le truppe americane entrano in città . Roma è finalmente libera, in Piazza San Pietro si riversa un’enorme folla di romani grati a quel Papa che non li ha mai abbandonati

Rispondi