Mia Madre su Rai1 il 14 e 16 Novembre 2010

E’ l’Italia della grande emigrazione interna, quella che precede il boom economico degli anni Sessanta. Al Sud si sogna il Nord. Non perché non si apprezzi o non si ami abbastanza la propria terra natale, ma perché è al Nord che si accendono le speranze per un futuro migliore. Si parte poveri, con la “valigia di cartone”, per approdare nelle grandi città , come Torino, dove grazie al lavoro in fabbrica si può anche “diventare ricchi” e vivere in case belle e moderne. E’ questa la speranza di Nunzia e Uccio, una giovane coppia cresciuta a Cisternino, un paesino della Puglia, che tra mille difficoltà , decide di fare il grande passo e con i tre piccoli figli si trasferisce nel capoluogo piemontese. Ma la città  che si trovano davanti non è certamente quella che si erano immaginati. Il freddo clima del Nord sembra riflettersi anche nella diffidenza generale della gente, per strada e al lavoro in fabbrica. E c’e anche da fare i conti con le contestazioni e i primi cortei di lavoratori, operai e con i lacrimogeni e le cariche della polizia. Sono i tempi che piano piano si evolvono e si adeguano alla nuova realtà  sociale in grande fermento. E mentre il tempo passa, le vicende personali dei protagonisti si intrecciano, complicandosi, con le vite di altre persone semplici, quelle di altri emigrati, a casa e in fabbrica. La famiglia resta unita, tra mille difficoltà , superando lutti e mille bocconi amari riservati dal destino. Arrivano poi anche gli anni Ottanta. I tre figli, Giacomo, Giuseppe e Lucia sono ormai grandi e per loro si aprono nuovi scenari, nuove prospettive e anche nuove delusioni. Ma tutto resta saldamente legato al cuore pulsate della famiglia: Mamma Nunzia. Bella dentro e fuori, coraggiosa e combattiva.
“Mia Madre”, una coproduzione Rai Fiction — Elle Emme Group, con Bianca Guaccero, Marco Cocci, Francesco Venditti e Primo Reggiani. Firma la regia Ricky Tognazzi. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Andrea Purgatori e Laura Ippoliti.
Sarà  proprio una bellezza del Sud, volto di “Assunta Spina” e “Capri 3” , l’attrice pugliese Bianca Guaccero, ad interpretare, con i suoi colori e il suo temperamento, Nunzia, donna e madre di evidente spessore umano capace di sostenere e sorreggere il suo “fragile” sposo, Uccio, interpretato dal poliedrico Marco Cocci, attore e cantante toscano volto noto, tra le altre, della miniserie trasmessa recentemente da Rai1 “L’uomo che cavalcava nel buio”. Francesco Venditti, attore e doppiatore romano, interprete di fiction Rai di grande successo come “Una donna per amico” e “Il grande Torino”, vestirà  i panni di Mario. Dopo “Orgoglio capitolo secondo” Primo Reggiani sarà  Giacomo, il pupillo di mamma Nunzia che dopo aver studiato ragioneria entra e diventa quadro in quella fabbrica che si è presa la vita del padre.
“Mia Madre”, una miniserie in due puntate, in onda il 14 e il 16 novembre, in prima serata su Rai1.
LA STORIA

1958, Cisternino è un piccolo paese in Puglia, uno dei tanti del Sud dove il boom economico proprio non è passato, neanche vicino. Qui vive NUNZIA, una bella ragazza che il padre MARINO ha cresciuto in modo diverso, con la mente ‘aperta’ e tanta voglia di vivere. E’ innamorata di UCCIO, bracciante dai polmoni fragili. Nonostante le chiacchiere malevole del paese i due si sposano e mettono al mondo tre figli: LUCIA, GIACOMO e GIUSEPPE.
Ed è Giuseppe a raccontare la storia della sua famiglia, una storia fatta di emigrazione, di fabbrica e di una difficile integrazione. Uccio, a Cisternino non può continuare a lavorare la terra, la tosse asmatica lo sfinisce ma il destino dei suoi figli è tutto nelle sue braccia. La sera al bar alcuni compaesani tornati dal Nord Italia raccontano di aver lavorato sodo lassù ma di aver fatto i soldi e di vivere in belle case nuove. Così Uccio prende la sua decisione: è Torino la città  prescelta per cominciare una nuova vita; Nunzia lo incoraggia, lo raggiungerà  con i bambini appena si sarà  sistemato; ma per lei la vita da sola a Cisternino peggiora, tutto il paese le è ostile, la suocera ROSA le rimprovera di aver lasciato andare il figlio e suo padre Marino muore di infarto. A Nunzia non rimane che partire con i ragazzi e raggiungere Uccio a Torino.
Ad attenderla però c’è la nebbia, che non è solo quella del Po, è anche quella dei lacrimogeni sparati dalla polizia sui cortei degli operai. Uccio ha trovato una stanza in periferia, una stanza che divide con un’altra famiglia di emigrati, il collega SALVO con la moglie ROSARIA e la figlia TINA. Nonostante la sistemazione sia di fortuna, Nunzia non perde il sorriso: iscrive i figli a scuola e si mette a cercare una casa solo per loro.
Uccio dopo l’arrivo della famiglia a Torino è più remissivo nei confronti del padrone e in fabbrica subisce l’esclusione dei colleghi che invece vogliono dare battaglia. A difenderlo c’è solo BARTOLO il caposquadra, che lo incoraggia ad essere responsabile e a lavorare per i propri figli.
Nunzia vende il corredo e riesce così a trovare una casa tutta per loro. E’ generosa e quando può aiuta tutti, soprattutto la giovane Tina, a cui copre le uscite con il fidanzatino, finché una sera la ragazza viene violentata.
Salvo, il padre di Tina, dà  tutta la colpa a Nunzia e al suo atteggiamento ‘aperto’ che ha corrotto la figlia. Tina coraggiosamente denuncia i suoi violentatori, li ha visti bene in faccia. Il processo è feroce, la ragazza passa per provocatrice e istigatrice e la testimonianza accorata di Nunzia non servirà  a nulla.
Tutto il quartiere si schiera con la famiglia di Tina e Nunzia sarà  costretta ancora una volta a cambiare casa.
Ma il colpo più duro il destino lo deve ancora infliggere: Uccio per salvare un giovane collega sul lavoro, rimane vittima di una pressa difettosa.
Nunzia potrebbe fare causa all’azienda, ma le offrono il posto di lavoro del marito e l’assunzione di uno dei suoi figli quando sarà  maggiorenne e nonostante la rabbia che ha dentro, farà  la scelta più utile per il futuro dei suoi figli.
1980, Giacomo, Giuseppe e Lucia sono diventati ‘grandi’. Giacomo compie 18 anni: è il momento di entrare in fabbrica come ragioniere, è l’orgoglio di sua madre. Lucia che studia Giurisprudenza, viene tentata dal mondo della moda dove però l’aspettano molte delusioni.
Giuseppe invece ha il carattere della madre ed una spiccata dote per la scrittura ma per il resto è un disastro; le cattive compagnie lo inducono a diventare un ragazzo di strada, dove il ‘fare’ conta più del ‘pensare’.
Nunzia e la sua piccola famiglia ora si devono scontrare con i problemi di una nuova Italia: droga, violenza e i soliti pregiudizi.
Giacomo è un quadro, uno che pensa all’azienda come a un bene collettivo mentre suo fratello Giuseppe, aiutato da un giornalista di cronaca, comincia a scrivere articoli di denuncia sulle minoranze di immigrati dal Sud. Le loro sono visioni lontane, punti di vista differenti che si incontrano e si scontrano sotto lo stesso tetto. Lucia invece sarà  preda delle sirene della moda, del mondo luccicante e lussuoso della ‘Torino Bene’.
A tenere le fila della Famiglia Moliterno una donna, sola, coraggiosa, instancabile, una donna dal sorriso e dal cuore grande, il cuore di una madre. Una madre che alla fine vedrà  germogliare i valori seminati in tutti e tre i suoi figli che diventeranno uomini e donne dalla schiena dritta, come quella dei tanti italiani a cui assomigliano e con cui dividono un passato comune

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