Lucarelli Racconta su Rai3 dal 6 Dicembre 2010

Dopo dieci edizioni di “Blu Notte- Misteri italiani”, Carlo Lucarelli ritorna dal 6 dicembre, alle 21.05, su Rai3 con un nuovo programma: “Lucarelliracconta”. Lo scrittore e conduttore televisivo riprende con il suo appassionante stile narrativo un percorso di indagine e ricostruzione di alcune delle più controverse vicende della società  italiana. Cinque nuovi casi della nostra storia recente: La mala del Brenta, La quarta mafia, La morte sul lavoro, Nelle mani dello Stato e La trattativa, per raccontare fatti che troppo spesso rimangono nascosti o vengono archiviati, dove la storia del crimine inevitabilmente si intreccia alla storia di chi al crimine si contrappone o di chi fatalmente ne rimane vittima. Ogni puntata avrà  un prologo e un epilogo con un’intervista di Carlo Lucarelli a un personaggio che introduce e chiude il tema trattato nella puntata.

Per quella dedicata alla trattativa tra lo Stato e la mafia sarà  lo scrittore Andrea Camilleri ad accompagnare il telespettatore nelle pieghe di una storia di misteri, di stragi sanguinose, di apparati dei servizi segreti deviati. Una storia a cui si aggiungono sempre nuovi elementi, una sorta di mosaico che, giorno dopo giorno, sembrerebbe apparire più definito. Perché soprattutto questa è la storia di un’ipotesi, l’ipotesi di un filo che ha legato e lega Cosa Nostra non solo all’economia, non solo alla politica, ma a una parte dello Stato.

Un’intervista al giallista Massimo Carlotto illustrerà  le vicende di una mafia del Nord, “La mala del Brenta” di Felice Maniero, detto “faccia d’angelo”, che con la sua feroce organizzazione criminale, dal piccolo paese di Campolongo Maggiore, arriva a controllare non solo tutto il Veneto ma anche altre zone d’Italia e traffici illegali internazionali con i Balcani. La parabola di Felice Maniero sembrerebbe quasi incarnare, da un punto di vista criminale, l’espansione fulminea del Nord-Est, uno dei settori geografici più produttivi del nostro Paese.
Si snoda, invece, in Puglia l’inchiesta su “La quarta mafia”, la Sacra Corona Unita. Una mafia autoctona che si ispira alla Camorra e alla ‘Ndrangheta, fatta di estorsioni e di usura, di traffico di stupefacenti, armi e sigarette, di omicidi e di bombe. Ma anche di rituali segreti, di parole arcaiche come formule magiche, immagini sacre bruciate. Forse l’unico esempio in Italia di mafia che è stata sconfitta e sradicata da una terra che, come Don Luigi Ciotti racconta, può essere ‘sfruttata’ in maniera positiva.
Non ha connotazioni territoriali la puntata su “La morte sul lavoro” che si apre con un prologo di Ascanio Celestini sulla difficoltà  di narrare un mondo del lavoro sempre più frammentato e convulso.

Carlo Lucarelli cercherà  di indagare le ragioni profonde degli incidenti, i problemi della sicurezza sul lavoro, quanto è stato fatto per difenderla e quanto ancora resta da fare per impedire che il lavoro, fondamento nella nostra Repubblica e della nostra Costituzione, invece di portar vita e possibilità  di esprimere il proprio talento, porti così la morte.
La puntata “Nelle mani dello Stato”, ¬introdotta dall’intervista a un cantautore con un forte interesse per i temi sociali come Daniele Silvestri, racconta di luoghi diversi: caserme, questure, carceri, reparti penitenziari degli ospedali, ospedali psichiatrici giudiziari, centri di identificazione ed espulsione, in cui un cittadino finisce nelle mani dello Stato perché arrestato o fermato, detenuto in attesa di giudizio, condannato, o semplicemente bisognoso di cure. Ci sono leggi, procedure, controlli e persone che regolano questa tutela. Ci sono forme di garanzia che, in una democrazia, spesso funzionano ma altre volte no. Come nei casi di Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, o come in quelli di donne e uomini che stavano dietro le sbarre e che sono morti di morte violenta mentre erano nelle mani dello Stato

LE PUNTATE

Nelle mani dello Stato (6 dicembre 2010)
Sono tanti i momenti e i luoghi in cui, a torto o a ragione, colpevole o innocente, un cittadino può ritrovarsi totalmente nelle mani dello Stato, anche in una democrazia. In caserma o in questura perché arrestato o fermato, detenuto in carcere perché in attesa di giudizio o condannato, in infermeria, nei reparti penitenziari degli ospedali, o negli OPG, gli ospedali psichiatrici giudiziari perché deve essere curato. Oppure nei CIE, centri di identificazione ed espulsione, perché straniero e non in regola con leggi e documenti. Ci sono leggi, procedure, controlli, uffici e persone che regolano questa tutela. La maggior parte delle volte le garanzie funzionano. Ma altre volte no. Come nel caso di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva o del giovanissimo Federico Aldrovandi. Tutti e tre morti violentemente mentre si trovavano in una situazione particolare: nelle mani dello Stato.

La trattativa (13 dicembre 2010)
L’attentato mancato del giugno 1989 a Giovanni Falcone nei pressi della sua villa all’Addaura, le stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui nel 1992 persero la vita i giudici Falcone e Paolo Borsellino, la morte e la scomparsa degli agenti Antonino Agostino e Emanuele Piazza, gli attentati e le stragi mafiose del ’93 a Roma, Firenze e Milano. Perché mettere insieme tante storie più volte raccontate? Perché forse è necessario raccontarle di nuovo, di rivederne alcune e di legarle ad altre meno conosciute per fare un salto in avanti. Alcune novità  investigative e processuali, risultato del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, sembrerebbero aggiungere nuovi elementi a un quadro che potrebbe apparire più chiaro o mostrarsi diverso rispetto a quello finora conosciuto. Questa è la storia di un’ipotesi, l’ipotesi di un filo che ha legato e lega Cosa Nostra non solo all’economia, non solo alla politica, ma anche a una parte dello Stato.

La morte sul lavoro (20 dicembre 2010)
Il lavoro, fondamento dell’Italia democratica e della sua Costituzione, non solo è quello che permette di vivere ma è anche l’organizzazione della nostra quotidianità , ciò che ne stabilisce tempi e luoghi. Quando poi il lavoro è quello giusto, è anche un bel modo per realizzarsi. E tante cose, il lavoro, ma spesso è qualcosa che non dovrebbe essere. Nel 2009, in Italia, si sono infortunate sul lavoro 790.000 persone: più di 2000 al giorno. Di queste, 1.050 sono morte: quasi tre al giorno, inclusi i festivi.
Attraverso le storie tragiche di imprenditori e lavoratori tentiamo di raccontare cosa non funziona nella sicurezza sul lavoro, quanto è stato fatto per difenderla e quanto ancora ci sia da fare, per impedire che il lavoro, che dovrebbe portar vita, porti così spesso la morte.

La mala del Brenta (27 dicembre 2010)
E una strana storia quella della Mala del Brenta, come è strana la storia del suo capo, Felice Maniero di Campolongo Maggiore, un piccolo paese di una zona povera e di emigrazione. E una storia di spietati criminali che, tra la fine degli anni ’70 e la metà  degli anni ’90, mette insieme decine di omicidi, centinaia di rapine, quintali di droga, enormi somme di denaro, e poi servitori dello Stato corrotti, tradimenti, pentimenti, processi e anni di galera. E una storia simile a tante già  raccontate, in Sicilia, in Calabria, in Campania. Sembra la storia della Banda della Magliana, solo che questa non si svolge al sole del Sud e neanche sotto le luci dei nightclub di Roma. Si consuma a Nord, tra le nebbie del Nord Est, soprattutto in Veneto. E come tutte quelle storie anche questa non è soltanto una storia di gangster.

La quarta mafia (3 gennaio 2011)
Negli anni Ottanta in Puglia avvengono stragi come quelle dei film sui gangster nella Chicago di Al Capone e omicidi efferati, come quello di Nicola Laviano: lo ammazzano, gli tagliano la testa e mostrano in giro la fotografia della testa mozzata perché serva da esempio. Sembra la Calabria delle faide di ‘Ndrangheta, sembra la Palermo della mattanza di mafia, la Napoli della camorra di Cutolo, e infatti è così, perché quegli uomini di malavita che sparano non sono soltanto pregiudicati, ma mafiosi. E quel sangue e quella guerra sono sangue e guerra di mafia. Ma siamo in Puglia, la California del Sud e in quegli anni ancora nessuno crede che in questa regione ci sia una mafia. O nessuno ci vuole credere. Dietro rituali segreti e parole arcaiche come formule magiche, si nascondono estorsioni, usura, traffico di stupefacenti, di armi e di sigarette: la Sacra Corona Unita

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