Babel su Rai3 il 13 Gennaio 2012

Da venerdì 13 gennaio parte su Rai3 un ciclo di film in prima serata che accompagna gli spettatori verso gli Oscar 2012, in programma a Los Angeles domenica 26 febbraio. Sono sette film, la maggior parte in Prima Visione RAI, che in anni recentissimi hanno ricevuto Nominations e Oscar, riconoscimenti che hanno confermato il talento di grandi registi e splendidi interpreti, ma hanno anche rivelato il contributo di figure professionali meno visibili come sceneggiatori, autori di musiche, costumisti e truccatori.
Venerdì 13 gennaio alle 21.05 andrà  in onda il film del 2005 “Babel” firmato dal regista messicano Alejandro Gonzalez Innaritu.
Vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2006 e del premio Oscar per la migliore Colonna Sonora, vede come protagonisti Brad Pitt, Cate Blanchett, Koji Yakusho e Gael Carcia Bernal.
Con questo film si chiude la cosiddetta “Trilogia della morte” del regista, che include anche i film “21 grammi” e “Amores Perros”.
Sulle montagne dell’Atlante due giovani fratelli provano il fucile regalatogli dal padre ma sparano ad un autobus di passaggio.
Una coppia americana in crisi a causa delle perdita di un figlio tenta di riallacciare i rapporti con un viaggio in Marocco. Mentre percorrono le strade dell’Atlante su di un autobus la donna viene colpita gravemente alla spalla da un proiettile.
Una governante messicana a cui sono stati affidati i figli dai genitori in viaggio, decide di portarli con sé in Messico, trasgredendo agli ordini. A Tokyo, un’adolescente sordomuta deve fare i conti con il recente suicidio della madre. Per sopperire alla sua mancanza di affetto si offre provocatoriamente a tutti gli uomini che incontra.
Tre storie diverse, ambientate in Marocco, Tunisia, Messico e Giappone, si incrociano sul filo della sofferenza e della solitudine. La diversità  etnica, geografica e la distanza tra le diverse realtà  raccontate verranno abbattute da alcuni elementi unificatori come la stupidità , l’impulsività  e la superficialità . La metafora della Torre di Babele infatti per il regista rappresenta una distanza tra gli esseri umani che è solo apparente

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