Cesare Mori: il Prefetto di ferro su Rai1 il 16 e 17 Settembre 2012

Il ritratto di Cesare Mori, un personaggio storico che, durante i primi decenni del Novecento, fu protagonista di una serrata lotta alla malavita siciliana. L’ideale continuatore dell’azione di Joe Petrosino, il poliziotto italo americano che per primo contrastò la mafia, nel racconto epico di una battaglia compiuta senza esclusione di colpi e senza mai guardare in faccia nessuno.

“Cesare Mori: il Prefetto di ferro”, una coproduzione Rai Fiction & Artis, prodotta da Giorgio Schà¶ttler, per la regia di Giovanni Lepre. Firmano la sceneggiatura Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella, Nicola Ravera Rafele, con la collaborazione di Carlo Carlei. Le musiche sono di Pino Donaggio.

Ad interpretare il Prefetto di ferro l’attore svizzero Vincent Pérez. Al suo fianco Anna Foglietta nei panni di Angelina, la sua dolce e cagionevole moglie. Gabriella Pession è invece la giovane e attraente baronessa Elena Chiaramonte, una donna risoluta e molto corteggiata che non mancherà  di ammaliare, con il suo prorompente fascino, anche Cesare Mori. Adolfo Margiotta interpreta Francesco Spanò, amico e vecchio collega di Mori che, in Sicilia, lo affiancherà  con grande devozione nella dura battaglia quotidiana contro la malavita, contro lo strapotere delle cosche mafiose e contro criminali di ogni genere.

Alla fine degli anni venti, il “Prefetto Mori” era un personaggio estremamente noto.

I cardini della sua azione furono subito chiari ed efficaci. Puntò a cogliere un primo importante successo con un’operazione in grande stile compiuta per riaffermare l’autorità  dello Stato: la memorabile occupazione di Gangi. Riconquistò così l’appoggio della popolazione impegnandola direttamente nella lotta alla mafia e lavorò per creare un ambiente ad essa culturalmente ostile, combattendo l’omertà  e curando l’educazione dei giovani. Il Prefetto Mori comprese che la mafia andava colpita nella consistenza patrimoniale e nella rete di interessi economici.

Elementi che costituiscono i punti di forza della storia sono una biografia ricca di eventi e di spunti narrativi, sia sul versante dell’azione pubblica e dell’attività  investigativa, sia su quello della vita privata, attraverso la valorizzazione del suo intenso e sfortunato rapporto con la moglie malata e la profonda indagine sulle sue origini: Mori era cresciuto senza genitori, in un orfanotrofio. Sia sul rapporto travagliato con la classe politica dell’epoca, con il fascismo in particolare e con Mussolini stesso, che lo porterà , infine, ad essere richiamato a Roma per occupare un seggio nel Senato Regio

LE PUNTATE

Prima puntata

E’ il 1916. In Sicilia le bande di disertori e delinquenti la fanno da padrone. A dar loro la caccia c’è il commissario Cesare Mori che ha fatto una promessa alla vedova dell’appuntato Morelli, ucciso dalla banda capeggiata dal bandito Carlino: consegnare alla giustizia i responsabili. Mori tiene fede alla promessa fatta, bracca e uccide Carlino.
Cesare è un uomo duro, all’apparenza inflessibile, cresciuto in un orfanotrofio. E’ sposato con Angelina. Un matrimonio felice ma senza figli. Carlino, il bandito ucciso, aveva un figlio: Saro. Il ragazzino ha perso la madre il giorno che è nato, Mori lo vede e decide che sarà  lui il figlio a lungo atteso.
Mori, alle prese con una delle sue inchieste, incontra la baronessa Elena Chiaramonte nella sua masseria. Lei è bellissima. Mori ne resta colpito. La donna però sembra subire la presenza del massaro Cuccia. L’incontro tra lui e Mori si trasforma subito in scontro: c’è lui a tirare le fila della banda Carlino. Lo arresta.
Intanto Saro va a vivere con Mori e la moglie. Lui non riesce a confessargli di aver ucciso suo padre. In Tribunale inizia il processo alla banda Carlino e a Cuccia. L’avvocato difensore accusa Mori di non avere prove contro Cuccia e di aver ucciso a tradimento Carlino. Mori protesta, ma quello che non sa, è che in Tribunale, portato lì con l’inganno, c’è Saro. Quando Mori torna a casa, affranto per il verdetto che ha assolto Cuccia, scopre che il ragazzino è scappato di casa. Mori lo cerca, inutilmente. La sconfitta in tribunale lo conduce al trasferimento.
E’ il 1922. Mori è Prefetto a Bologna. Il rispetto della legalità  lo rende inviso ai fascisti. Nel corso di una sommossa Angelina si sente male. Il suo cuore è sempre più debole. Pochi mesi dopo Mussolini diventa Presidente del Consiglio. Il duce lo convoca offrendogli un nuovo incarico in Sicilia. Angelina lo sprona ad accettare. Potranno ritrovare Saro. Lei, appena starà  meglio, lo raggiungerà .
Mori in Sicilia, insieme al suo vecchio collega Spanò, ricomincia da dove ha lasciato: da Gangi, dalle Madonie, lì dove comanda ancora Cuccia. E soprattutto il temuto Don Virzì. Una sera a teatro Mori rivede la baronessa Chiaramonte. La donna, ancor più affascinante, è in compagnia dell’onorevole De Giorgi. E’ lui ora a starle accanto, a occuparsi della masseria e soprattutto dei lavori del nuovo acquedotto. Quella notte, fuori dal teatro, un’ombra osserva Mori nel buio: è Saro. Adesso vive con Cuccia. Dall’America, nel frattempo, sono arrivati gli uomini del boss Vito Cascio Ferro. Un nuovo affare si profila all’orizzonte: far transitare a Palermo l’oppio e la morfina provenienti dalla Turchia. Mori intanto decide di sferrare il decisivo attacco ai suoi acerrimi nemici. Lui e i suoi uomini circondano Gangi. Perlustrano casa dopo casa alla ricerca di latitanti e ricercati. Mori fa arrestare tutti. Solo Cuccia, grazie ad un cunicolo sotterraneo, riesce a fuggire. Mori lo insegue ma arriva troppo tardi, appena in tempo però, per vederlo salire sul cavallo di Saro.

Seconda puntata

La notizia della retata di Mori a Gangi occupa le pagine dei più importanti quotidiani. Il prefetto è un simbolo della rinascita della Sicilia. Intanto i rapporti tra Cuccia e Don Virzì si fanno sempre più tesi proprio mentre Mori ha ripreso le operazioni contro le bande mafiose e le allarga a tutta la Sicilia.
Mori continua a ricevere le avances, sempre più esplicite, della baronessa Chiaramonte anche dinanzi ad Angelina, tornata in Sicilia, spinta dal desiderio di poter ritrovare Saro. Ma il Prefetto è completamente assorbito dal suo lavoro investigativo. Punta in alto e arriva ad arrestare Levati, l’emissario del regime fascista in Sicilia. Niente lo può ormai fermare. Intanto alla masseria Chiaramonte compare un’ombra: è don Virzì. Il boss, ferito, ha bisogno dell’aiuto di De Giorgi. Virzì lo minaccia. De Giorgi non ha alternative.
Mori ha raccolto gli indizi che lo portano a una nave e a un carico di droga. In quell’imbarcazione Cesare ha un sorprendente incontro: Saro. Uno scontro e il ragazzo viene ferito.
A Palermo, De Giorgi fa un nuovo accordo, questa volta con Cuccia. I lavori per l’acquedotto stanno orami terminando. E l’acquedotto rappresenta il vero potere. A questo obiettivo è legato l’improvviso rapimento della baronessa Chiaramonte. E’ stato Virzì, per vendicarsi di De Giorgi, e del suo cambiamento di alleanze. Mori la cerca ovunque. Una notte Don Virzì lo avvicina offrendogli un accordo. E’ disposto a raccontare tutto, gli spiegherà  gli affari dell’onorata società  con la Palermo bene, lascerà  libera la baronessa e in cambio Mori gli farà  avere un trattamento speciale. Mori dà  la sua parola d’onore. Qualche giorno dopo, a Roma, riesce a strappare a Mussolini un salvacondotto per Don Virzì. E il boss onora la promessa: racconta tutto. Dei notabili siciliani, del presidente del Banco di Sicilia. Ma soprattutto parla di De Giorgi. Dell’acquedotto. E questa volta Mori non può far altro che credere alle accuse contro di lui. La baronessa gli crederà ? Dovrà  credergli.
Saro non ha seguito gli accorati consigli di Cesare Mori e torna da Cuccia. Da lui riceve l’ordine di uccidere il Prefetto. Saro comincia a pedinare il Prefetto. Aspetta il momento opportuno, e finalmente lo affronta. Ma quando sta per sparare non riesce a premere il grilletto. E’ un confronto commovente. Mori fa per abbracciarlo, quando all’improvviso, un colpo di pistola, uccide Saro. E’ proprio Cuccia a sparare, il boss non si fidava più di lui, e lo ha seguito. Ora Mori e Cuccia sono di nuovo uno di fronte all’altro. Cuccia spara. Mori, colpito, cade a terra ma riesce ad afferrare la pistola di Saro e spara a sua volta. Quando Spanò raggiunge Mori trova il boss in un lago di sangue. Il Prefetto invece è ancora vivo. I giorni successivi, Mori scrive a Mussolini: le indagini questa volta sfiorano Roma, il governo stesso. E Mussolini decide di fare di testa sua. Costringe alle dimissioni De Giorgi, e trasferisce Mori a Roma, dove lo aspetta un seggio da senatore, allontanandolo così definitivamente dalla Sicilia

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