Il commissario Montalbano – Giro di boa episodio del 26/04/2011

L’inchiesta più dura del commissario Montalbano comincia con un cadavere galleggiante nel quale il commissario si imbatte nel corso della sua consueta nuotata mattutina. E’ il corpo di un uomo in stato di decomposizione avanzata, con polsi e caviglie profondamente incisi. Dopo le prime rilevazioni effettuate dal Dott. Pasquano e dopo essersi consultato con l’amico pescatore Ciccio Albanese, Montalbano giunge alla conclusione che l’uomo è stato assassinato un paio di mesi prima; le correnti hanno trascinato il corpo sulla spiaggia di Marinella, ma il luogo del delitto non è quello. Mentre parla con Ciccio Albanese al porto di Vigata, Montalbano assiste allo sbarco di clandestini da una motovedetta appena attraccata al molo.
Ne scendono uomini, donne, bambini. Uno di questi ultimi, otto anni circa, appena messo piede sulla banchina cerca di fuggire; sembra impaurito. Montalbano lo raggiunge, lo prende per mano e lo riaccompagna dalla madre, che nella foga di corrergli incontro cade e si sloga una caviglia.

Viene allora chiamata un’autoambulanza; la donna e i suoi bambini vengono accompagnati all’ospedale. Ma il piccolo clandestino non sembra contento di essere riportato dalla madre: attraverso il finestrino dell’autoambulanza, lancia a Montalbano uno sguardo carico di apprensione.
Il commissario non riesce a dimenticare quegli occhi carichi di tristezza e di paura.
Nel frattempo continuano le indagini per dare un’identità  all’uomo del quale Montalbano ha trovato il cadavere in mare. Fazio, con l’aiuto di identikit virtuali dell’uomo realizzati al computer, va in giro per i paesi limitrofi alla ricerca di indizi e testimonianze.
Montalbano nel frattempo vuole andare fino in fondo alla faccenda del bambino clandestino; anche Livia, con la quale si è confidato, lo sollecita a capire cosa nascondeva quello sguardo. Parlando con un’infermiera dell’ospedale, Agata Militello, Montalbano viene a sapere che la donna extracomunitaria che era stata ricoverata lì per la slogatura alla caviglia, in realtà  era stata rilasciata poco dopo.

Mentre al commissariato Catarella riconosce nell’identikit dell’uomo assassinato il volto di un latitante calabrese, tale Ernesto Errera, Montalbano apprende dal telegiornale che il bambino extracomunitario che aveva incontrato al porto di Vigata è stato investito da un’automobile ed è morto.
Montalbano è sconvolto, oppresso dai sensi di colpa: vuole sapere cosa è successo a quel bambino. Aiutato da Fazio, scopre che l’uomo che aveva accompagnato la donna sull’ambulanza e poi al pronto soccorso si chiama Gaetano Marzilla, ed è proprietario di un negozio che anni prima era stato incendiato perché l’uomo non si era piegato al racket del pizzo; in seguito, tuttavia, per rimettere in piedi l’attività  era stato costretto a ricorrere agli usurai.

Le indagini del commissario proseguono con l’obbiettivo di collegare gli avvenimenti e gli omicidi accaduti. Attraverso l’aiuto prezioso della bella Ingrid e del giornalista Sozio Melato, Montalbano scopre un commercio clandestino di bambini extracomunitari, del quale il piccolo incontrato al porto era stato vittima, con la complicità  della finta madre.

Il commissario scopre che il latitante Errera era stato a capo di questo business finché un arabo di nome Gafsa lo aveva ucciso per prenderne il posto all’interno dell’organizzazione; il conducente dell’ambulanza, Marzilla, si trovava coinvolto perché costretto dai debiti contratti con gli usurai.
Lo sdegno che gli suscita la scoperta di quella realtà  così orribile e vicina provoca in Montalbano una reazione feroce, che lo porta a rischiare persino la propria vita per riuscire a smantellarla. Con un’ardita e rischiosa incursione nella tana del nemico, Montalbano e i suoi riusciranno ad arrestare i colpevoli

CAST:
Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Davide Lo Verde, Roberto Nobile, Giovanni Guardiano, Carmela Gentile, Marcello Perracchio, Marco Cavallaro, Giacinto Ferro, Cinzia Maccagnano, Angelo Tosto, Tamara Tunova, Alexandra Dinu

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